sb Investments Consultancy

Non riceve alcun finanziamento da parte dei collocatori dal 2001


LE BANCHE NON DEVONO FARE INVESTIMENTI
 


Assicurazioni e banche, che pur erano nate per finalità meritevoli di mutua tutela, le prime, e erogazione di prestiti, le seconde, svolgono di fatto la funzione di mere scatole di trucchi contabili quando gli vengono affidate altre funzioni. Pertanto o si torna a restituirle alla loro naturale vocazione monofunzionale oppure, altrimenti, continueremo a condannare individui, comunità e istituzioni che da esse dipendono a coltivare esclusivamente incapacità relazionali.


"Una banca guadagna molto di più se il suo debitore fallisce piuttosto che se ripaga il suo debito, nel tempo e al tasso concordato. Perciò, una banca che eroga mutui e finanziamenti  (o le sue società collegate, enti, associazioni, assicurazioni, ecc. - c.d. shadow banking) ha un potente incentivo ad indirizzare tutti i suoi servizi (compresi investimenti, sponsorizzazioni e consulenze) al fallimento del suo cliente piuttosto che al suo mantenimento. Sia che si tratti di persona fisica, società, Stato o banca stessa". Davide Battista, Settembre 2001. E questo ancor di più per effetto del nuovo regime di falimento bancario in vigore dal 2015 in Italia - c.d. bail-in.

 

In questa pagina trovi gli approfondimenti e le fonti utili a comprendere, in modo facile ed intuitivo, i temi essenziali della regolamentazione dei mercati finanziari. Cliccando sui Link riportati, potrai visualizzare articoli e relazioni, di analisti o istituzioni indipendenti. Puoi tradurre i testi in lingua inglese qui.


Gli articoli riportati di seguito sono(7):

Come uscire facilmente dalla crisi in Italia

In che modo le banche operano sulla comunità:

L'irrilevanza Del Voto Nella Finanza Delle Democrazie Incompiute

G20, in che modo i nuovi indicatori finanziano le banche

Come saranno le riforme del sistema finanziario 

Italia, Una Riforma Finanziaria Possibile

Le Banche Non Devono Fare Investimenti

 

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“Come uscire facilmente dalla crisi economica in Italia”

E non sentirne più la mancanza.... 


Noi siamo il prodotto dell’ambiente, che noi stessi contribuiamo a costruirci intorno. Quindi faremmo bene a prenderci cura anche noi dell'ambiente in cui viviamo compreso quello relazionale. La miglior vittoria è quella in cui l'avversario, la crisi, si sconfigge da sola.

 

Noi non siamo nati dominati dall’avidità, dall’invidia, dall’insicurezza, dall’odio o dal fanatismo. Il nostro comportamento ed i nostri valori rispondono ad i comportamenti a cui siamo esposti. Secondo Jaques Fresco, i diritti umani non dovrebbero restare dei proclami su carta, ma diventare stili di vita. I problemi individuali e sociali resteranno irrisolvibili finchè in pochi controlleranno le risorse di molti e il profitto verrà posto in contrasto con il benessere delle persone. 

 

L’INFLUENZA DELL’AMBIENTE. La guerra non è la sola forma di violenza esercitata sulle persone. Ci sono anche fame, povertà, indigenza, malattie e disoccupazione. L’accettazione di queste condizioni come manifestazione della normale condizione umana è una favola utilizzata per mantenere le cose così come sono. La genetica non ha nulla a che fare con l’avidità, con gli affari, i pregiudizi razziali e di genere. Tutti i sistemi operanti in una società sono parte dell’educazione che ricevi, dei libri che leggi, i modelli in cui ti identifichi, le persone che ammiri e che scegli di seguire. I geni non hanno nulla a che fare se non con il colore dei tuoi occhi, la forma del tuo naso, probabilmente caratteristiche ereditate. I geni non controllano i valori. Persino se sei nato con un cervello migliore di un’altra persona, recettori migliori, migliore qualità dei tessuti cerebrali, anche se hai un cervello migliore, ma vivi in un paese fascista diventerai fascista comunque. Il cervello non possiede meccanismi di diversificazione. Il cervello non può dirti ciò che è rilevante o meno, se non attraverso l’esperienza. Noi non siamo nati dominati dall’avidità, dall’invidia, dall’insicurezza, dall’odio o dal fanatismo. Il nostro comportamento ed i nostri valori rispondono ad i comportamenti a cui siamo esposti. "Se tu fossi nato tra i cacciatori di teste del Rio delle Amazzoni saresti un cacciatore di teste. Se ti chiedessi se non ti da fastidio avere cinque teste rimpicciolite, tu mi risponderesti 'certo, mio fratello ne ha venti'. Quindi l’aborigeno è un impazzito? No, questo è semplicemente normale nella sua cultura." I problemi individuali e sociali resteranno irrisolvibili finchè in pochi controlleranno le risorse di molti. E verrà posto il profitto in contrasto con il benessere delle persone. Molta gente ritiene che le leggi possono risolvere i nostri problemi. Abbiamo molte leggi, migliaia di migliaia, ma vengono costantemente infrante. Proclami e trattati di carta non alterano da soli una realtà di privazioni, scarsità e insicurezza. Il comportamento umano è generato dalla realtà che lo circonda. Se viene percepita la scarsità dell’acqua il suo valore cresce e la gente corre ad acquistarla. Se tutti i bisogni della gente vengono sintetizzati nella moneta e la moneta viene sottratta, o legata ad un sistema di comportamenti ed incentivi guidato dall’esterno, si scatenano animosità, gelosie, rivalità, omicidi e guerre. Se ognuno avesse i propri bisogni soddisfatti a sufficienza o moneta a sufficienza per i suoi bisogni, i contrasti non esisterebbero, aumenterebbero le unioni, la solidarietà e la complicità tra gli individui e la loro capacità di affrontare e risolvere problemi complessi, prima considerati semplicemente improponibili. 

 

Non è vero che la ricchezza porta alla pigrizia. I più grandi inventori, artisti, leader, sono riusciti ad affermare le loro idee, le loro opere e iniziative, spesso perchè non erano costretti a spendere il loro tempo tra tribunali e ufficiali giudiziari o tra parchi pubblici e bidoni della spazzatura in cerca di cibo, tra trattamenti sanitari e altre speciali cure di Stato. Ci sono modelli di comportamento che promuovono l’individualismo e la semplice sopravvivenza, ci sono condizioni di vita che cambiano i nostri valori e le nostre percezioni, nessuno può scrivere un modello di comportamento senza considerare l’ambiente. Può darsi che ci sia bisogno di persone etiche che si occupino del benessere di tutti, ma personalmente credo che in questo caso la gente verrebbe semplicemente privata della sua stessa capacità di relazionarsi e di costruire rapporti sociali e continuerebbero ad esserci diffuse menzogne e corruzione, inganni, truffe e falsità e tentativi degli individui di dominarsi gli uni su gli altri. Non sono sufficienti persone etiche, ma piuttosto comportamenti etici, che abbiano al loro centro la gestione delle risorse a cominciare dalle capacità di ciascun individuo.* 

 

Nel corso della nostra normale attività è facile osservare piuttosto compiutamente come uno dei più grandi processi manipolatori in molti paesi è quello di separare la percezione del proprio agito dal concetto stesso di violenza, secondo l’idea per cui la violenza è sempre nelle cose che fanno gli altri. Ciò ha portato ad una totale perdita di autocontrollo dell’individuo e di controllo sulla sua comunità, rendendo del tutto normale fare quotidiana violenza gli uni sugli altri. Almeno fino a quando l’intervento esterno, un giudice o l’opinione pubblica non fa emergere la sostanza della violenza dell’atto che fino a quel momento veniva percepito, in tutta coscienza, normale per il semplice motivo di essere un atto proprio. Si pensi ad es. a tutte le consuetudini, e persino a tutti gli istituti giuridici, che prevedono come evento del tutto normale la coercizione o l’aggiramento, ingiusto ed apparentemente immotivato, della volontà altrui. Talvolta anche con azioni e conseguenze gravi e gravissime. Noi siamo il prodotto dell’ambiente, che noi stessi contribuiamo a costruirci intorno. E l’ambiente è determinato da media, religioni e filosofie. Quindi faremmo bene a prenderci cura delle idee che determinano l’ambiente degli strumenti con cui queste vengono fatte circolare e di chi li controlla. Prenderci cura dell’ambiente, non solo della natura ma anche prenderci cura delle persone, l’una dell’altro, considerare modelli relazionali alternativi a quello del conflitto reciproco. Il modello basato sul “mors tua vita mea”,“dividi et impera”, sulla violenza reciproca individuale, sull’istituto familiare - come ancora oggi ci viene proposto - era stato introdotto dagli antichi romani a fondamento di una società fortemente gerarchizzata e militarizzata, vocata alle conquiste e ad un economia militare, non più attuali. L’impossibilità di generare economie producendo guerre sempre più su vasta scala, impone oggi a tutte le nazioni, popoli e individui di ripensare ai propri modelli etici, materiali, giuridici ed economici e relazionali secondo principi di costruzione e non più di distruzione. Occorre oggi ripensare a modelli comportamentali individuali che non siano più diretti alla disseminazione di categorie e giudizi, separazioni, contrasti, odi e violenze. Ciascuno ed ognuno di noi, l'uomo, la donna, deve ora costruire relazioni umane ecologiche scoprendo la necessità di relazioni fondamentalmente prive di ogni violenza sulle persone, sulla loro individualità e sulla loro volontà. Relazioni umane ravvicinate, animate da reale riconoscimento reciproco al fine di avere una società. Nessun trattato di pace può far tacere una guerra se non vengono affrontate le cause che ne sono alla base. Nessuna legge o ricetta economica possono far superare una crisi se non vengono affrontate le cause che l’hanno provocata (Davide Battista, Giugno 2013, www.sb-ic.com).

 

*Cfr.: “"Paradiso o Autodistruzione" (Paradise or Oblivion), di Jaques Fresco, Mag. 2012,

http://youtu.be/LS3BpqTTbGQ

 

 

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“In che modo le banche operano sulla comunità”                                                 

 

Marzo 2012

 

di Davide Battista

 

 

Avvenuta la scelta della strada facile, il gioco è fatto: sarà l’individuo a chiedere da solo che gli siano venduti debiti e tutti gli altri prodotti accessori. Fino ad usura completa


Le banche, anche infiltrando lo Stato nelle sue diverse declinazioni (politica, religiosa, commerciale, militare - Stato Mercante) hanno l’obiettivo primario di convincere ciascuno a delegare all'esterno il governo della persona, come scelta esistenziale, volontaria, di comodo e perfettamente consapevole. In questo modo, viene fatto credere, ci si può comodamente liberare delle responsabilità, pretendere privilegi e scaricare il barile dei doveri su chi ci governa e sottomette.

Chi va per imbrogliare trova imbroglioni

Avvenuto l’incantesimo della strada facile, a questo punto il gioco è già fatto: qualunque cosa l’individuo farà (raccontare, mentire, tradire, litigare, imbrogliare, nascondere, essere assente a se stesso, ingannare, negare, sfruttare, fuggire, indebolirsi, dannegiarsi, far tacere la sua intelligenza, sesso, sport, lavoro, cultura, relazioni sociali, ecc.), e chiunque avrà intorno (figli, amanti, amici, consulenti, ecc.), lo vivrà esclusivamente in modo tale che servirà per confermare e legittimare questa sua scelta ‘personale’. Esattamente come chi sceglie l'altra strada vive ogni sua esperienza in modo opposto, cioè in modo da trarre legittimità e fondamento della propria consapevolezza dell'importanza dell'autogoverno dell'individuo.


"Governo sull'individuo" oppure "Autogoverno dell'individuo"

Di conseguenza, verranno attirati, intorno alla persona, solo coloro che hanno un interesse ad approfittare del suo governo (politici, religiosi, commercianti, militari e sfruttatori in genere). Questi potranno ora facilmente convincere il proprio “cliente” che è una persona inadeguata o malata o incapace, spostando così fuori da lui la 'barra del timone', in modo che sara’ poi lui a ricercare spontaneamente all'esterno qualcuno a cui assegnare il ruolo di comandante che guidi le sue scelte e la sua vita (un autorità superiore, un dio, un'altra persona degna di fiducia acritica o della cui personalità non puo’ resistere) verso il progressivo assorbimento nel mondo della finzione, dell’isolamento personale, del distacco dalla realtà ed infine verso l’adesione acritica all’offerta del mercato di polizze di assicurazione, di immobili, di mutui e delle altre forme di debito.

Oppure sono attirati, intorno alla persona, amici che condividono il suo stesso desiderio di comodità (come Lucignolo per Pinocchio).

Al contrario, chiunque non voglia danneggiare è costretto ad allontanarsi, perché si accorge chiaramente che è impossibile avere un rapporto con l’individuo che si è lasciato convincere ad operare quella scelta, proprio perché è un individuo assente. E si rende perfettamente conto di essere solo usato dagli sfruttatori, che lo utilizzano solo per poter continuare a raccontare fandonie e ad imbrogliare-imbrogliandosi.

Finti dibattiti, e altre armi di distrazione di massa, serviranno poi ad evitare che l’individuo si trovi stretto alle corde dalla realtà delle evidenze, ad impedirgli di fare i conti con se stesso e a fare in modo che possa invece continuare a far finta di niente e a fare ‘festa’, fino ad usura completa. (Davide Battista, sb-ic.com)

 

 


 

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“L'Irrilevanza Del Voto Nella Finanza Delle Democrazie Incompiute”                                                 

 

Marzo 2011

 

di Davide Battista

 

Le sanguinose repressioni in Libia, cui il mondo sta assistendo, accrescono le preoccupazioni per la tenuta delle democrazie moderne. Man mano che le manifestazioni popolari vengono represse nel sangue con bombardamenti aerei e con il fuoco di carri armati, gli occidentali scoprono sempre più di essere loro stessi i primi ad essere al servizio di dittatori sanguinari e della loro propaganda.

Nonostante gli europei, gli italiani, amino trascorrere il loro tempo ad occuparsi ed a discutere di politica e impegno civile, di etica e solidarietà, uguaglianza e diritti, nonostante le continue elezioni e campagne elettorali, le organizzazioni antidemocratiche e le dittature feroci si sono nel frattempo comprate i nostri Stati. I nostri governi, i nostri parlamenti, attraverso un giro incrociato di partecipazioni finanziarie, dipendono ormai quasi interamente dagli ordini di satrapi sanguinari.

Ma c’è di più, ciascuno di noi, più o meno indirettamente, è stato messo al loro servizio. Da loro dipendono i nostri mutui, le nostre pensioni, i nostri posti di lavoro, le nostre imprese, i nostri bilanci pubblici. Ma come, tutto questo, è potuto accadere? 

Secondo il finanziere George Soros il vero problema oggi è la manipolazione dell’informazione. Attraverso la manipolazione dell’informazione tutti possono essere convinti a privarsi delle proprie finanze ed a lavorare per un tiranno. Politici, amministratori, docenti universitari, autorità di controllo, parlamenti e commissioni, società di investimento e di consulenza, imprese ed analisti, tutti possono essere adeguatamente indebitati e poi pagati solo a condizione di aiutare a reprimere nel sangue ogni afflato democratico. Gli uomini all’interno dei nostri media più seguiti, nelle nostre università più prestigiose sono quasi tutti finanziati da banche che sono a loro volta controllate da dittatori esteri feroci e sanguinari. Ed è esattamente per non far passare materiale come questo che i media oggi vengono pagati. Lo stesso Mario Draghi, ad es., appena nominato governatore della Banca d’Italia affermò che le riforme finanziarie dovevano avere come priorità la centralità dei consulenti finanziari indipendenti. Da allora, ogni ulteriore riferimento all’argomento è stato immediatamente tacitato e qualunque seguito completamente eliminato.

Insomma, chi è che determina il comportamento di questi signori dei media, della politica e delle università? Chi può riuscire a fare in modo che alcune idee siano affermate con forza ed insistenza ed altre siano semplicemente eliminate dalla stessa memoria? La risposta è la più ovvia quanto la più taciuta: sono coloro che pagano questi signori e sono in grado di condizionare le loro valutazioni. E’ chi-fa-contare-i-soldi-che-mette che decide. Il diritto di voto politico si riduce solo ad una semplice forma di parere neanche troppo vincolante e, peraltro, facilmente orientabile, ad es.: comprando gli stessi elettori con soldi, aspettative o incarichi di lavoro, predeterminando le alternative possibili tra le forze di governo, truccando gli scrutini, ecc. 

E’ chi-fa-contare-i-soldi-che-mette che decide. E già. Ma chi glieli dà i soldi a Gheddafi per comprarci se non noi stessi?

Ed infatti, attraverso una articolata architettura di banche, assicurazioni, società di analisi e consulenza, ordini professionali, i nostri debiti, le nostre miserie, le nostre spese per consumi, per il risparmio e riserve, i nostri investimenti fallimentari finiscono in stragrande maggioranza a finanziare le tasche di sceicchi e dittatori, organizzazioni confessionali e associazioni criminose varie. 

La storia è antica, non certo di oggi. Fu proprio per evitare che le risorse dei paesi democratici potessero essere sottratte da paesi antidemocratici che furono sviluppati fin dal 1800 fondi di risparmio collettivi e una informazione finanziaria indipendente, in grado di finanziare l’economia, suscettibili di partecipazione, controlli e verifiche. Ma, da allora, il loro boicottaggio è stato pressoché costante, senza alcuna soluzione di continuità. Nè è servito dare forma ad organizzazioni sovrastatali; gli acquisti si sono semplicemente spostati di latitudine.

Noi dobbiamo imparare a far-contare-i-soldi-che-mettiamo, a non mettere i nostri soldi in forme di impiego che sterilizzano la nostra volontà, ma solo in strumenti che permettono di far valere le idee di ciascuno. In altre parole, la partecipazione del popolo è l’unica garanzia, l’unico argine che può contrapporsi all’azione di un dittatore. 

Soltanto se ciascuno di noi diventerà l'effettivo proprietario della "casa" (sia pure pro-quota), allora si attiverà e sarà sufficientemente motivato per cacciare via i ladri, altrimenti sarà sempre disinteressato - o diventerà ladro lui stesso.

E allora: come può una democrazia politica esistere senza democrazia finanziaria? Chi di noi si sente di non voler più essere parte di quel boicottaggio?       


 

 

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G20, in che modo i nuovi indicatori finanziano le banche                                                 

 

Gennaio 2011

 

di Davide Battista


 

Non è passato molto tempo dal fallimento delle banche Bear Stearns e Lehman Brothers. Allora i banchieri di tutto il mondo facevano la coda negli uffici di governi e banche centrali implorando misure di salvataggio e l’accesso a finanziamenti illimitati. Non è passato molto tempo da allora, nè in Europa molto è cambiato: le banche continuano a produrre e a vendere debiti, i loro dirigenti ad affollare le stanze di governi e banche centrali.

 

Quando nel 2009, il G20 di Londra decise il via libera allo spostamento di trilioni di dollari dai bilanci pubblici ai bilanci privati delle banche e delle assicurazioni, che si erano improvvisamente scoperte vuoti contenitori pieni solo di carte senza alcun valore, la promessa era chiara: quei soldi, spostati dalle riserve dei contribuenti, sarebbero tornati al più presto nei bilanci pubblici ed i debiti, solo temporaneamente trasferiti agli Stati, sarebbero stati senza indugio recuperati ai bilanci privati degli istituti di credito e delle loro collegate. I deficit pubblici sarebbero stati così sanati, le banche avrebbero pagato i loro debiti o sarebbero state chiuse per fallimento e l’economia mondiale avrebbe potuto riprendere il suo corso (finalmente) su basi di mercato. Wow, ci si diceva, finalmente un occasione da non mancare per riformare l’economia mondiale, vale certo la pena di sacrificarsi tutti temporaneamente per il nostro bene futuro...

 

Una prospettiva affascinante, si pensava allora, non sarebbe potuto andare se non così. O forse no. E già, perchè a portare avanti le soluzioni promesse sono sempre gli stessi di prima, le stesse persone serie che, per conto di banche ed assicurazioni, invadono governi e authority, parlamenti e società di consulenza, università e media. Quelle stesse persone serie che, coperte da un incessante propaganda retorica, hanno prodotto in tutto questo tempo quei debiti apposta per venderli e poter far guadagnare così ai loro padroni, come stanno ora facendo, intere porzioni di liquidità mondiale grazie al fallimento a catena dei debitori

 

Altro che incentivare l'azzardo morale. La crisi mondiale del 2008 promette di rivelarsi per le banche la più grande occasione di guadagno di tutti i tempi. E’ così che è nata ora, al G20 di Parigi, l’idea di inserire il debito privato accanto al debito pubblico per misurare lo stato dell'economia di un Paese. In questo modo il deficit pubblico non dipenderà più solo dal debito dello Stato, ma dalla somma di debito pubblico e debito privato. Riportare alle banche i loro debiti, che “temporaneamente” erano stati inseriti nei bilanci pubblici, per salvare dal default una nazione non sarà più necessario, anzi non avrà proprio più senso. Conti separati quando si incassa; finanze comuni quando si va a pagare. Roba da contabili insomma. Fantastico, i debiti sono scomparsi. O forse no.

 

 

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“ Come saranno le riforme del sistema finanziario ”

Febbraio 2010

Perchè sarà vietato alle banche fare investimenti e consulenza in investimenti.

Grazie al contributo dei migliori consulenti indipendenti, esiste ormai una straripante convergenza in tutto il mondo, ed in tutti gli strati sociali e politici, sulla necessità di vietare alle banche di controllare gli investimenti in una nazione ed in genere sul mercato.

Ma qual'è il motivo?

Nelle casse bancarie si fondono le proprietà di tutte le imprese del mondo. Questo fa si che fatalmente le banche, la cui attività di lucro centrale è il prestito e tutte le altre connesse, siano alla continua ricerca professionale e sistematica di mettere le differenti partecipazioni in sinergia tra loro, ma non sempre in modo raccomandabile.

Ad es., provocare un disastro ecologico potrebbe aiutare a sostituire i guadagni provenienti dal petrolio ormai in diminuzione con quelli provenienti dalle case farmaceutiche che guadagneranno dalla cura delle malattie conseguenti. O dalle società immobiliari che potranno accaparrarsi a prezzi simbolici intere regioni geografiche, città. O ancora, diffondere abitudini finanziarie errate potrebbe aiutare ad espropriare terre e beni. E così via.

Allo stesso modo, ad es., la causa unica della crisi è stata la consulenza delle banche: è del tutto evidente infatti che non si sarebbe mai creato un fenomeno di bolla se i titoli tossici non fossero stati consigliati in maniera così pressante, ossessiva e massiccia nei fondi e patrimoni privati ed istituzionali. Ora le banche potranno passare a raccogliere le garanzie dei propri debitori insolventi persone fisiche, società, Stati, banche stesse.

OCSE - Essenziale Separare Le Banche Dagli Investimenti

 

 

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“ Italia, Una Riforma Finanziaria Possibile ”

 

Dicembre 2009

 

Una banca guadagna molto di più se il suo debitore fallisce piuttosto che se ripaga il suo debito, nel tempo, al tasso concordato. Perciò, una banca che eroga mutui e finanziamenti ha un potente incentivo ad indirizzare tutti gli altri suoi servizi (investimenti, consulenza) al fallimento del suo cliente piuttosto che al suo mantenimento. Sia che si tratti di persona fisica, società, Stato o banca stessa.

L'attività di rischio che non viene adeguatamente valutata, anche dai policy makers, pertanto non è tanto quella degli investimenti, ma quanto, piuttosto, quella del credito (prestito).

 

Sono passati ormai due anni dal giorno del collasso della Banca Bear Stearns e più di un anno

da quando la crisi finanziaria ha raggiunto il suo apice. Trilioni di Euro di ricchezze immobiliari

sono stati cancellati e milioni di posti di lavoro sono stati perduti. E tutto questo a causa del

fallimento del sistema finanziario. Eppure ancora oggi in Italia lo stesso sistema fallimentare

rimane saldamente al suo posto. Battaglioni di lobbisti presidiano le amministrazioni, le

istituzioni democratiche e quelle indipendenti, con un unico scopo: drenare ancora più soldi,

creare ancora nuove imposizioni, aumentare ancora di più i costi, ostacolare ancora di più gli

scambi, stimolare ancora di più i fallimenti - e i conseguenti espropri (v. sopra: "G20, in che modo i nuovi indicatori finanziano le banche).

 

E’ al fine di perseguire questi obiettivi tipicamente bancari che vengono generate

quotidianamente politiche economiche al disastro, costi faraonici, manipolazione

dell’informazione, inquinamento della giustizia, sprofondamento degli squilibri, aumento della

corruzione, nepotismo, normative truccate, proliferazione di cariche milionarie nei vertici della

burocrazia, taglio dei costi produttivi e aumento dei costi improduttivi. In altre parole, gli obiettivi bancari vengono perseguiti manipolando le politiche industriali, economiche e sociali. Le istituzioni dello Stato utilizzate a fini di 'raccolta allo sportello’.

 

La nostra attività di consulenti individuali ha assunto da sempre il tema degli squilibri della

finanza come la prima priorità. Più di ogni altro settore, la finanza deve essere verificabile,

deve proteggere e dare strumenti potenti alla popolazione affinchè possa diventare produttiva,

ai consumatori affinchè possano diventare il motore della crescita. Con la legislazione mondiale

finalmente in fase di realizzazione, noi vogliamo approfittare di questo spazio per offrire un

riassunto dei punti chiave di una riforma finanziaria possibile in Italia.

 

1. Rendere I Mercati Dei Capitali Verificabili

La crisi finanziaria è stato il risultato del fallimento del capitalismo all’”Italian Style”. Da

Palermo a Venezia, le assicurazioni italiane, e le loro banche, hanno assunto rischi senza alcun

senso di responsabilità, hanno mescolato insieme profitto, interesse pubblico, tecniche

contrattuali e pratiche abusive al punto da generare rischi così grossi per il sistema che

nemmeno loro sono stati e sono in grado tutt’ora di comprendere.

 

Le istituzioni pubbliche si sono rivelate tali solo sulla carta, senza alcuna autorità per

monitorare e forzare le compagnie finanziare a rientrare nel recinto delle regole. Quando la

crisi ha colpito, si sono ritrovate senza gli strumenti per interrompere il crollo o per chiudere le

società di assicurazioni al collasso senza mettere i contribuenti Italiani e l’intero sistema

finanziario a rischio.

 

I Contribuenti Non Dovrebbero Essere Costretti A Subire Il Costo Degli Abusi Della

Finanza. Se una società per azioni cade, deve essere il capitale che l’ha finanziata - non lo

Stato - a pagarne il prezzo.

 

I Mercati Finanziari Devono Essere Verificabili - E Restituire Ai Contribuenti I Fondi

Degli Aiuti Che Hanno Ricevuto. Il costo per la responsabilità della crisi finanziaria deve

essere addebitato alle società che l’hanno intenzionalmente provocata per il loro profitto - sia

direttamente che indirettamente - e a quelle che si sono avvantaggiate degli aiuti pubblici

straordinari più o meno dichiarati. Dovrebbe essere sicuro che gli europei, gli italiani siano

ripagati in pieno per aver contribuito ad evitare il loro collasso finanziario. Questo costo

dovrebbe essere applicato sulle più grandi società e dovrebbe essere basato sulla rischiosità

delle compagnie assicurative e dei loro comportamenti, al fine di scoraggiarle dall’assumere

comportamenti eccessivi e dal provocare nuove crisi.

 

Noi Dobbiamo Separare “l’Investimento Proprietario” Dal Business Bancario. La

“separazione delle banche dagli investimenti” assicurerebbe che le assicurazioni, le loro

banche, non possano più possedere, utilizzare o promuovere hedge funds, private equity funds

o operazioni proprietarie per il loro proprio profitto, contro gli interessi dei loro clienti.

L’investimento responsabile è una buona cosa per l’economia ed il mercato, ma le società non

dovrebbero poter condurre un hedge fund o un fondo di private equity mentre dirigono una

banca.

 

L’unico Modo Per Porre Fine Ai Salvataggi Pubblici Nascosti È Una Riforma Seria.

Nessuna società dovrebbe essere “Troppo Grande Per Fallire”. Noi dobbiamo delimitare la

crescita di una grande società finanziaria; restringere le attività rischiose e creare un

meccanismo che permetta al governo di chiudere le società finanziarie al collasso senza

precipitare l’intera nazione nel panico finanziario distruggendo, così, famiglie e piccole imprese.

 

2. Proteggere Le Famiglie Italiane Da Pratiche Finanziarie Scorrette Ed

Abusive

Troppe famiglie italiane stanno pagando per un sistema di regole obsoleto che rende

vulnerabili un’intera nazione ed il suo sistema finanziario. Noi dobbiamo proteggere e dare

strumenti potenti alle famiglie con la migliore struttura finanziaria possibile.

 

Noi Dobbiamo Istituire Un Servizio Nazionale Indipendente Di Consulenza Finanziaria

Forte Per Applicare E Rinforzare Comportamenti Chiari E Consistenti Nel Mercato

Finanziario. Un’autorità indipendente creerebbe le regole chiare per assicurare che le imprese

d’investimento siano condotte secondo standards elevati. Per esempio:

 

• Per le famiglie che intendono comprare una casa: La pila di documenti richiesti

per ottenere un normale mutuo può essere sovrastante e molti broker hanno tratto

vantaggio dalla confusione ingenerata per vendere mutui non necessari o non

sostenibili. Un consulente indipendente guiderebbe la famiglia verso moduli più

semplici, procedure senza trucchi e programmi di rifinanziamento o autofinanziamento

pluridecennali.

• Per le famiglie che hanno carte di credito: Un consulente indipendente aiuterebbe a

comprendere quali sono i reali tassi applicati dalle banche e le altre pratiche scorrette o

illegali applicate.

• Per le famiglie colpite da improvvise provvigioni di massimo scoperto: Molte

persone sono state automaticamente addebitate di costi e provvigioni per aver aderito a

dei contratti finanziari, persino per gli acquisti più piccoli ed economici. Per esempio,

alcuni studi hanno rilevato che i costi delle provvigioni per un singolo acquisto - una

tazzina di caffè da 2 Euro - costa oltre 30 Euro se acquistato tramite i programmi

finanziari promossi dalle grandi banche. Un consulente indipendente aiuterebbe a non

vedersi addebitare provvigioni che il cliente non avrebbe mai desiderato sottoscrivere.

 

L'autoeducazione: unica via sostenibile


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