G20, in che modo i nuovi indicatori finanziano le banche                                                

 

Gennaio 2011

 

di Davide Battista


 

Non è passato molto tempo dal fallimento delle banche Bear Stearns e Lehman Brothers. Allora i banchieri di tutto il mondo facevano la coda negli uffici di governi e banche centrali implorando misure di salvataggio e l’accesso a finanziamenti illimitati. Non è passato molto tempo da allora, nè in Europa molto è cambiato: le banche continuano a produrre e a vendere debiti, i loro dirigenti ad affollare le stanze di governi e banche centrali.

 

Quando nel 2009, il G20 di Londra decise il via libera allo spostamento di trilioni di dollari dai bilanci pubblici ai bilanci privati delle banche e delle assicurazioni, che si erano improvvisamente scoperte vuoti contenitori pieni solo di carte senza alcun valore, la promessa era chiara: quei soldi, spostati dalle riserve dei contribuenti, sarebbero tornati al più presto nei bilanci pubblici ed i debiti, solo temporaneamente trasferiti agli Stati, sarebbero stati senza indugio recuperati ai bilanci privati degli istituti di credito e delle loro collegate. I deficit pubblici sarebbero stati così sanati, le banche avrebbero pagato i loro debiti o sarebbero state chiuse per fallimento e l’economia mondiale avrebbe potuto riprendere il suo corso (finalmente) su basi di mercato. Wow, ci si diceva, finalmente un occasione da non mancare per riformare l’economia mondiale, vale certo la pena di sacrificarsi tutti temporaneamente per il nostro bene futuro...

 

Una prospettiva affascinante, si pensava allora, non sarebbe potuto andare se non così. O forse no. E già, perchè a portare avanti le soluzioni promesse sono sempre gli stessi di prima, le stesse persone serie che, per conto di banche ed assicurazioni, invadono governi e authority, parlamenti e società di consulenza, università e media. Quelle stesse persone serie che, coperte da un incessante propaganda retorica, hanno prodotto in tutto questo tempo quei debiti apposta per venderli e poter far guadagnare così ai loro padroni, come stanno ora facendo, intere porzioni di liquidità mondiale grazie al fallimento a catena dei debitori.

 

Altro che incentivare l'azzardo morale. La crisi mondiale del 2008 promette di rivelarsi per le banche la più grande occasione di guadagno di tutti i tempi. E’ così che è nata ora, al G20 di Parigi, l’idea di inserire il debito privato accanto al debito pubblico per misurare lo stato dell'economia di un Paese. In questo modo il deficit pubblico non dipenderà più solo dal debito dello Stato, ma dalla somma di debito pubblico e debito privato. Riportare alle banche i loro debiti, che “temporaneamente” erano stati inseriti nei bilanci pubblici, per salvare dal default una nazione non sarà più necessario, anzi non avrà proprio più senso. Conti separati quando si incassa; finanze comuni quando si va a pagare. Roba da contabili insomma. Fantastico, i debiti sono scomparsi. O forse no.

 

 

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